Gioco, dipingo, scrivo

Pubblicato il 10 Dicembre 2015 in Associazione

Pubblichiamo l’intervento di Barbara Arduini, socia SMED, educatrice, praticien du closlieu e responsabile de Il Cerchio” Atelier d’Espressione

Oggi per disegnare abbiamo a disposizione una quantità infinita di strumenti: penne, pennarelli, pastelli, colori a cera… Perché dunque usare il pennello come utensile prediletto per fare giocare i bambini? Per i bambini dipingere è veramente un gioco naturale. Lo dimostra il fatto che, potendo scegliere fra colori di ogni genere, solitamente scelgono di usare le tempere. Perché per loro il gesto di lasciare un segno sul foglio con il pennello intriso di colore è veramente piacevole. La libertà di movimento offerta da questo strumento, non è meno importante della traccia colorata che lascia sulla carta. Nel bambino molto piccolo la traccia nasce con sua meraviglia nel momento in cui posa la matita sul foglio e dai suoi movimenti ancora scoordinati scaturiscono i primi girouli e punctili, cioè i primi segni che comunemente vengono chiamati “scarabocchi”. Tutto il suo corpo partecipa a questo atto creativo. L’adulto che priva il bambino di questa esperienza lo priva anche delle potenzialità di questo gioco.

Si impara con le mani

Si è detto e scritto spesso che l’apprendimento avviene attraverso l’uso delle mani perché è tramite l’esperienza diretta che conosciamo le cose e sappiamo quello che possiamo realizzare. Creare dal nulla dà forma all’immaginazione e ciò mette in relazione il corpo con la mente. Con un pennello in mano il bambino avrà maggiori possibilità di sviluppare le sue abilità manuali. E allora facciamo giocare i nostri bambini con il pennello! Anche se all’inizio sarà gocciolante o troppo pieno di colore. La presenza dell’adulto deve servire a supportare questo importante momento, lasciando a ogni bambino il tempo di mettersi alla prova e sperimentare liberamente. Ogni bambino, da solo, apprenderà a dosare la giusta quantità di acqua e di colore e, col tempo, a gestire la pressione della punta del pennello sul foglio. Ogni bambino tenderà naturalmente a perfezionarsi nei movimenti, perché per lui questo gioco è un ‘lavoro serio’.

Saper fare con le mani fa crescere l’autostima

Praticato con costanza e nel rispetto dell’autonomia del bambino “il gioco del dipingere” acquista importanza per il suo sviluppo e può contribuire a prevenire l’insorgere di problemi di disgrafia. Come dipingere, anche saper scrivere bene è un atto che dà piacere. Il saper fare, si sa, infonde sicurezza nelle nostre capacità e contribuisce a far crescere l’autostima. Lasciamo dunque tempo a queste facoltà innate di esprimersi e svilupparsi perché dipingere, come scrivere, è un atto creativo che ci coinvolge profondamente ed è necessario per il nostro sviluppo armonico. Mi sono resa conto che la scrittura a mano per come è proposta da SMED con il progetto Scrittura Corsiva, soddisfa la necessità del bambino (e – perché no? – anche dell’adulto) di un approccio didattico giocoso e divertente. Esprimersi attraverso la ricchezza dei ritmi e dei segni della scrittura corsiva è un’opportunità unica, che non può andare persa. Il ritmo stesso fa parte del nostro essere come alternanza di pieni e di vuoti.

Dal mio incontro con questo modo di intendere e praticare la scrittura a mano è scaturita fin da subito la volontà di dare più voce all’espressività che genera l’atto del tracciare segni. Mi sono infatti persuasa che questo atto – che nel laboratorio di pittura messo a punto da Arno Stern nasce con “il gioco del dipingere” nell’intimità del Closlieu (letteralmente ‘luogo chiuso’) – può trasferirsi in modo spontaneo anche alla scrittura a mano se essa viene proposta secondo modalità capaci di assecondare la naturale evoluzione del bambino, in un setting tutt’altro che impositivo e idoneo a stimolare la sua innata curiosità di conoscere e capire le cose dentro e fuori da sé.